Pubblicità dell’avvocato, come si è evoluta nel tempo

Pubblicità avvocato

Pubblicità dell’avvocato, come si è evoluta nel tempo

Il nuovo Codice Deontologico forense lascia il campo libero alle nuove forme di comunicazione, e permette anche agli avvocati di entrare nel mondo della pubblicità, mantenendo però i principi di dignità e decoro.

 

Sebbene oggi la pubblicità informativa circa l’attività professionale dell’avvocato è libera, è bene precisare che non è sempre stato cosi. Si è passati da un regime di divieto della pubblicità ad un sistema di liceità regolamentata.

L’attività di propaganda nel mondo forense non è sempre esistita, anzi è una pratica che si è sviluppata con ritardo e molto lentamente a confronto di altri ambiti.

 

Nel 1990 il giurista Ricciardi scriveva che il divieto di propaganda costituisce un principio deontologico importante, diretto a sottolineare la particolare dignità della professione forense, che non è equiparabile ad una qualunque attività di servizi. Secondo l’autore era anche illecito inserire il proprio nome in grassetto nell’elenco telefonico, diffondere lettere con il nominativo del professionista e dei suoi successi professionali.

 

Nel 1991 si fa un passo avanti in Francia, quando una legge permise agli avvocati di fare pubblicità nei limiti in cui serva a dare informazioni al pubblico sull’attività svolta e non abbia un aspetto commerciale.

Analoga iniziativa è stata adottata in Germania, mentre in Italia il codice deontologico approvato nel 1997, all’art. 17, continuava a vietare qualsiasi forma di pubblicità, consentendo una limitata attività di informazione, purché in modo veritiero e nel rispetto dei doveri di dignità e decoro.

 

Con la modifica del 26 ottobre 2002, l’impostazione del codice deontologico in materia di pubblicità cominciava a mutare: la rubrica dell’art. 17 non riguardava più un divieto, bensì le informazioni sull’esercizio professionale.

Si crea cosi una distinzione tra la divulgazione di informazioni, considerate come un diritto dell’avvocato derivante dal mutato assetto sociale e pubblicità, considerata come una indecorosa attività mercantile.

 

Con il mutare dei tempi anche in ambito forense, si iniziò sottolineare, non tanto la differenza tra informazione e pubblicità, bensì quella tra pubblicità vera e corretta da una parte, ovvero la divulgazione di informazioni corrette e vere, e pubblicità ingannevole e fuorviante dall’altra. Infatti, ogni messaggio informativo costituisce una forma di pubblicità, perchè l’avvocato che informa, in realtà ha lo scopo di incrementare la propria clientela.

 

Il percorso legislativo può così essere sintetizzato:

 

Con il decreto Bersani (decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito in Legge 4 agosto 2006, n. 248) sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali il divieto, anche parziale, di svolgere pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, nonché il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio;

 

Con la c.d. Manovra bis (Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito in Legge 14 settembre 2011, n. 148), è precisato che la pubblicità informativa, con ogni mezzo, avente ad oggetto l’attività professionale, le specializzazioni ed i titoli professionali posseduti, la struttura dello studio ed i compensi delle prestazioni, è libera. Le informazioni devono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere equivoche, ingannevoli, denigratorie;

 

Con il d.P.R. 3 agosto 2012, n. 137, art. 4 comma secondo, si afferma che la pubblicità informativa deve essere funzionale all’oggetto, veritiera e corretta, non deve violare l’obbligo di segreto professionale e non deve essere equivoca, ingannevole o denigratoria.

 

Infine con la L. 31 dicembre 2012 n. 247, all’art. 10, è consentita all’avvocato la pubblicità informativa sulla propria attività professionale, sulla organizzazione e struttura dello studio e sulle eventuali specializzazioni e titoli scientifici e professionali posseduti. La pubblicità e tutte le informazioni diffuse pubblicamente con qualunque mezzo, anche informatico, debbono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere comparative con altri professionisti, equivoche, ingannevoli, denigratorie o suggestive.