La figura dell’avvocato dagli albori alla concezione odierna

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La figura dell’avvocato dagli albori alla concezione odierna

Il termine avvocato proviene dal latino imperiale “chiamare a propria difesa“, e si intende come un professionista che svolge attività di assistenza, consulenza giuridica e rappresentanza legale a favore di una parte.

 

L’origine storica di questa figura si fa risalire all’antica Roma, dove gli avvocati avevano una funzione soprattutto civica e non ricevevano compenso per la loro prestazione o comunque non potevano ricevere doni prima di trattare una causa, probabilmente con lo scopo di evitare che il costo delle prestazioni forensi divenisse eccessivo per i ceti più poveri.

Nonostante ciò la professione di avvocato era molto ambita, soprattutto per le implicazioni che aveva in campo politico, e molti celebri personaggi come Quinto Ortensio Ortalo e Marco Tullio Cicerone, si distinsero nelle aule dei tribunali.

 

Solo nel XIII secolo, con l’avvento di Luigi IX sul trono di Francia, la professione di avvocato iniziò ad avere una certa disciplina giuridica, ma ancora oggi non sono chiare le condizioni in base alle quali si veniva definiti avvocati.

Gli ecclesiastici furono i primi avvocati, fino a quando il Concilio Lateranense III vietò ai preti di esercitare ogni funzione giudiziaria presso i tribunali laici.

 

Un’ordinanza del 1274, prescriveva agli avvocati di giurare sui vangeli che si sarebbero presi in carico solo cause giuste, e che avrebbero subito abbandonato quelle che avessero scoperto essere malvagie e cattive, e ordina inoltre agli avvocati che non avessero prestato questo giuramento, di essere interdetti da ogni attività legata alla loro professione finché non l’avessero fatto.

Si era ammessi al giuramento, dietro la presentazione di un membro anziano, dopo due esami, uno di capacità, l’altro di moralità, e nell’ordine dopo qualche anno di frequentazione delle udienze in qualità di uditore esterno.

 

Esistevano avvocati patrocinanti e avvocati che potevano solo dare consigli legali ai propri clienti. I primi, che sarebbero poi gli antichi avvocati, portavano una lunga sottana nera ricoperta da un mantello rosso scarlatto, rigonfio sui lati e trattenuto, sul petto da un grosso fermaglio, ed erano soliti portare la barba rasa e la capigliatura lunga che cadeva sulle spalle e sulla fronte. I secondi avevano sempre la sottana nera, ma vi portavano sopra un mantello bianco, tenevano i capelli tagliati corti e portavano un copricapo.

Ciascun avvocato era posto sotto la sorveglianza dei suoi colleghi e dei giudici che avevano su di lui il diritto di rimostranza e che potevano anche decretarne l’espulsione.

 

L’accesso alla professione di avvocato aveva ormai una propria regolamentazione, ma ulteriori disposizioni legislative tendevano a perfezionarne la normativa. Nel 1490 apparve la prima ordinanza conosciuta che esigeva dall’aspirante avvocato, cinque anni di studio presso un’università e il titolo di laurea diritto civile e canonico.

Per poter esercitare la professione di avvocato oggi è necessario essere il possesso di un idoneo titolo di studio, l’appartenenza obbligatoria ad un dato ordine professionale, e l’iscrizione obbligatoria ad un albo professionale. Anche se la regolamentazione dell’iscrizione all’albo è diversa da Stato a Stato.

In Italia inoltre per ottenere il titolo di avvocato è necessario svolgere un periodo di praticantato presso uno studio legale, che costituisce condizione necessaria per superare un esame di stato abilitante all’esercizio dell’attività, che costituisce la libera professione.

 

Oggi quindi essere avvocato significa essere in possesso di requisiti richiesti dalla legge, svolgere la funzione di rappresentare, assistere e difendere una parte in un processo in un tribunale, ma in generale essere competente a fornire assistenza e consulenza legale anche al di fuori di un procedimento giudiziario, ed esercitano la loro attività dietro pagamento di un compenso.