Donne e professione forense: cenni storici

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Donne e professione forense: cenni storici

Donne e professione forense non sono binomi scontati e innati nelle culture mondiali, ma sono il frutto di diverse conquiste che, secolo dopo secolo, hanno portato il genere femminile ad una parità sociale, anche dal punto di vista giuridico.

Prima del ‘900 erano davvero poche le donne avvocato poiché erano rarissime le facoltà di Giurisprudenza aperte alle donne e, anche se c’erano, non era scontato che queste potessero conseguire la laurea dopo gli studi. Il percorso è stato lungo e tortuoso:

  • la prima ammissione della donna alla facoltà di Legge avvenne in Inghilterra nel 1873 e, tra i primi Paesi ci fu anche l’Italia, nel 1876
  • la prima laurea fu conferita ad una donna norvegese, nel 1890 (con la cui laurea, però, non fu possibile accedere all’abilitazione professionale
  • la prima donna avvocato risale al 1900, in Franci
  • la prima donna giudice fu una tedesca, nel 192
  • per la prima volta le donne poterono insegnare materie giuridiche in scuole e università nel 1931, in Francia

In Italia, donne e professione forense, hanno iniziato ad andar più d’accordo dopo gli anni ’80 e oggi si può parlare di un’assoluta parità tra gli avvocati di sesso femminile e maschile iscritti all’albo italiano. Nonostante ciò, però, a questa parità numerica non corrisponde una parità effettiva, perché anche effettivamente non c’è un effettivo ostacolo che impedisce le donne di far carriera, ma bisogna fare i conti con un lavoro che richiede  un dedizione quasi totale di tempo e concentrazione. Proprio per questi motivi è maggiore il numero degli avvocati donna che rinunciano al servizio o che rinunciano a far carriera.