Donne e avvocatura: una storia di emancipazione e libertà

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Donne e avvocatura: una storia di emancipazione e libertà

La presenza delle donne nel mondo dell’avvocatura ha radici lontane.

L’accesso delle donne alla carriera forense non è così scontato: una storia lunga anni, storie di emancipazione e libertà, un vero e proprio evento storico.
Nella capitale dell’Arabia Saudita, è stata Bayan Alzharan insieme a tre compagne ad aver aperto il primo studio e abilitarsi all’esercizio della professione forense.

La prima donna che nel 2014 ha coronato il suo sogno, battendosi per le donne del futuro, per la propria indipendenza e affermazione. La notizia del suo “successo” ha subito fatto il giro del mondo, diventando così un’icona del mondo femminile.
Oggi le donne sono presenti nel mondo forense, praticano la professione (anche se le differenze con il sesso maschile sono ancora presenti), ma se si pensa al passato sappiamo che nell’antica Roma la professione era esercitata solo dagli uomini. Non esisteva alcuna legge specifica che vietasse alle donne di praticare la professione, proprio perché la possibilità non era presa in considerazione.
Una delle prime donne a essere riconosciute in questo ambito è stata Giustina Rocca: la sua fama come avvocato, o meglio avvocatessa, del Foro di Trani, è dovuta ad una sentenza arbitrale pronunciata nel lontano 1500 in lingua volgare.
Mentre Maria Pellegrina Amoretti è stata nel Settecento la prima donna a scegliere di laurearsi in Giurisprudenza. Nonostante poi non abbia conseguito l’abilitazione, rimane nell’immaginario collettivo una scelta “coraggiosa” che ha posto le basi per un cambiamento di mentalità, rispetto a quella maschilista di un tempo.
Lidia Poet è stata invece un’avvocatessa italiana, la prima donna ad entrare nell’Ordine degli avvocati. Quello che ha reso scandalo nel 1883 è che dopo essersi iscritta, la sua iscrizione è stata annullata dalla Corte di Appello di Torino con motivazioni del tutto assurde.
La sentenza faceva, infatti, riferimento ad una incapacità “naturale” della donna ad esercitare la professione. Secondo la Corte persino l’abbigliamento femminile sotto la toga sarebbe stato troppo sconveniente e avrebbe rischiato di compromettere la serietà dei giudizi.
Suffragetta e socialista, nel 1919 Elisa Comani è stata la prima donna iscritta all’albo degli avvocati di Ancona e addirittura è stata la prima a riscuotere un buon successo in alcuni processi.

Da allora per le donne l’iscrizione all’Albo professionale è diventata una conquista incontestabile in barba a quel pensiero maschilista che guardavano e forse guardano ancora con sospetto le toghe femminili.