Attività forense in Italia: cenni storici

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Attività forense in Italia: cenni storici

Raccontare l’attività forense in Italia significa gettare lo sguardo su una storia lunga, ricca di evoluzioni e segnata dall’innovazione.

Già nell’antica Roma l’advocatus svolgeva un ruolo carico di responsabilità: non a caso, questo nome viene dal participio passato del verbo advoco e significa “chiamato a me”.

Chiamato a me, dunque, come sinonimo di chiamato a difendermi: l’advocatus romano svolgeva attività di consulenza giuridica. Il suo compenso non era quasi mai il denaro ma la fama, dovuta alla capacità di piegare l’ars oratoria a favore della parte difesa anche nel più improbabile dei casi.

La prima sensibile innovazione dell’attività forense si ebbe nel Medioevo, quando la professione dell’avvocato cominciò a essere esercitata dagli esponenti ecclesiastici. L’ars oratoria non bastava più: per scendere in campo era necessario avere accesso a libri e informazioni esclusive. Bisognava essere profondi conoscitori della letteratura e delle leggi.

Passò del tempo prima che i laici facessero loro concorrenza: la stampa e la diffusione di scuole e università garantirono una conoscenza alla portata di tutti. Tuttavia, a questo punto, iniziò a sentirsi forte l’esigenza di una serie di leggi e regolamenti che iniziavano a disciplinare l’intera categoria.

L’età moderna e contemporanea portarono una più definita categorizzazione. Una delle più importanti norme legate alla regolamentazione dell’attività fu quella del 25 marzo 1926, che distingueva tra le professioni di avvocato e procuratore, e rendeva imprescindibile per l’esercizio l’iscrizione nell’apposito albo professionale, l’Ordine degli Avvocati.

Un’ulteriore passo avanti, in Italia, venne fatto dividendo l’avvocatura in branche: civilistica, penalistica e amministrativista, relative alle controversie e ai diritti. La figura professionale dell’avvocato si è poi arricchita con l’obbligo della sua presenza a tutti i processi e con l’introduzione del segreto professionale, che è sempre tenuto a rispettare.

Gli avvocato italiani non sono mai soggetto al fallimento e non possono rispondere di un eventuale processo perso. Negli anni 2000 ulteriori decreti hanno arricchito la disciplina di alcune materie, come l’esercizio della professione forense in forma di società.